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31 marzo 2006
Hardware - Tutto sulle Macchine Fotografiche Digitali
Tutto quello che bisogna sapere sulle macchine fotografiche digitali. Il sensore ccd, ottica o interpolata, gli obiettivi, la memoria, le porte USB o parallele, l'alimentatore, gli accessori, ecc....

Premessa

Se ne legge sempre più spesso, anche sulla stampa non specialistica;
le vetrine dei negozi di informatica e di materiale fotografico espongono modelli
sempre più nuovi e sofisticati; se ne vedono sempre di più al
collo dei turisti.

Parliamo delle Macchine Fotografiche Digitali, nuovo "oggetto del desiderio"
del sempre più numeroso popolo del Pc. Eppure, il loro costo, anche se
in costante discesa, è ancora piuttosto elevato, e, fatte salve le fotocamere
professionali, che costano dai 10 milioni in su, la qualità su stampa
delle foto scattate con questi strumenti, non è ancora oggi paragonabile
a quella ottenibile con una buona, tradizionale, e, soprattutto, meno costosa,
macchina fotografica, a meno di mettere ancora mano al portafogli, per comprare
l'ultimo modello di stampante dedicata alla fotografia (cartucce con inchiostri
particolari, testine speciali, costo dalle 500.000 lire in su), abbinata ad
una carta fotografica speciale (dalle 30.000 alle 50.000 lire per una risma
da 15 - 20 fogli in formato A4). Ma gli ultimi modelli usciti sul mercato, e
quelli che sono in previsione di uscire nei prossimi mesi, promettono di raggiungere
le fotocamere tradizionali sulla strada della qualità fotografica, anche
perché le macchine fotografiche che noi conosciamo da sempre, rappresentano
un prodotto già abbondantemente maturo, e con pochi margini di miglioramento,
pur con l'ausilio della elettronica più sofisticata, mentre quelle digitali
hanno solo pochi anni di vita, e promettono sviluppi futuri impensabili! Staremo
a vedere!

Quale è allora il segreto di un simile successo, che vede incrementi
a due cifre nelle vendite di queste macchine, laddove, invece, c'è stagnazione
nel mercato delle reflex e delle compatte 35 mm? E che, soprattutto, vede la
discesa in campo, oltre ai principali produttori di macchine fotografiche tradizionali,
come Canon, Nikon, Olympus, anche colossi dell'informatica, come Epson, HP,
Sony, etc..?


Ad ognuno il suo

Le risposte, e, quindi, le motivazioni di acquisto, sono molteplici:

1) La possibilità di vedere immediatamente, sul proprio monitor,
o stampate su carta, le foto scattate, con un considerevole risparmio di tempo.
Ciò è particolarmente utile per chi con le foto ci lavora giornalmente,
come fotografi professionisti, giornalisti, architetti, arredatori, periti assicurativi,
etc. Ma, a ben guardare, questo aspetto può essere interessante anche
per l'utente non professionale, che, oltretutto, si risparmia anche tre viaggi
dal fotografo; il primo, per comprare il classico rollino fotografico, il secondo
per portargli il rullino con le foto scattate, ed il terzo per ritirare le foto
agognate. Ma se andassero perse…? Può succedere, no? (non me ne
vogliano gli amici fotografi!)




2) La possibilità di correggere eventuali errori di ripresa (tipicamente,
gli "occhi rossi" nelle foto scattate con il flash), e di

Elaborare le foto secondo il proprio gusto estetico, aggiungendo uno sfondo,
o utilizzando una particolare dominante di colore; in ciascuno di noi, non si
nasconde forse un artista? E poi, siamo sempre soddisfatti dei tradizionali
laboratori di sviluppo fotografico? Quanti di questi fanno ancora opera di fotoritocco?


La possibilità di archiviare le foto in pochissimo spazio, quello del
nostro disco fisso, o, disponendo di un masterizzatore, di qualche CD. Avete
mai pensato a quanto spazio occupano materialmente le centinaia, per non dire
migliaia, di foto che ciascuno di noi accumula nella propria vita? Numeri e
numeri di raccoglitori, di tutte le forme, di tutte le dimensioni, di tutti
i colori, per non dire delle foto disseminate nei cassetti, perché non
avete tempo per metterle in ordine!


3) La certezza che le nostre foto non ingialliranno mai, e conserveranno sempre
nel tempo i loro colori, anche a distanza di decenni, fatta salva, naturalmente,
la durata del supporto fisico sul quale le abbiamo memorizzate.


4) La possibilità di spedire le nostre foto via e-mail, a parenti ed
amici, per condividere con loro i nostri momenti più belli, con estrema
semplicità, rapidità, senza rischio di andare perdute, ed al solo
costo di un collegamento Internet.




5) La facilità con cui è possibile duplicare ed ingrandire le
nostre foto;


6) La possibilità di inserirle nei nostri documenti, o, perché
no? nel nostro sito Web.


7) La possibilità, per l'appassionato di fotografia, di risparmiare
centinaia di migliaia di lire all'anno nell'acquisto di rullini fotografici,
e nella successiva stampa presso i laboratori fotografici tradizionali, ammortizzando,
nel giro di pochi anni, i soldi spesi nell'acquisto di fotocamera digitale e
stampante fotografica.



Il sensore ccd

Vediamo adesso un po' più da vicino come sono fatti questi veri gioielli
della tecnologia, non lasciandoci influenzare da particolari (le piccole dimensioni,
il mirino di tipo galileiano, il flash incorporato, l'obiettivo non intercambiabile)
che le fanno somigliare alle "compatte" tradizionali.




Uno degli elementi più importanti, e più costosi, di una fotocamera
digitale, è il "Sensore CCD", sul quale punta molto il battage
pubblicitario (si legge, infatti, spesso, di "fotocamere digitali a 3,
o a 4 megapixel"), ma sul quale spesso, volutamente, non è fatta
chiarezza, a discapito del consumatore (leggi: tutti noi)

Cerchiamo di capire meglio. Il Sensore CCD (CCD = Charged Coupled Device, dispositivo
ad accoppiamento di carica) è un elemento caratterizzante della fotocamera
digitale (ma si trova anche nelle videocamere digitali e negli scanner), nel
senso che non ha analogo nella fotocamera tradizionale, o meglio, corrisponde,
in un certo senso, alla pellicola fotografica. Su di esso, infatti, va ad incidere
la luce che filtra attraverso l'obiettivo, luce che, nelle fotocamere tradizionali
va, invece, ad "impressionare", appunto, la pellicola.




Di forma rettangolare, e di dimensioni inferiori ai classici 24 x 36 mm delle
pellicole tradizionali, ma variabili da macchina a macchina, il sensore è
formato da un numero di elementi sensibili alla luce, detti "elementi CCD"
o "fotodiodi", variabile da 500.000 ai 4.000.000 e passa delle fotocamere
più costose (Il record, ad oggi, Gennaio 2002 è della Dimage 7
di Minolta, il cui sensore è formato da ben 5.24 milioni di elementi),
e che convertono gli impulsi luminosi che li colpiscono (in pratica, la luce),
in impulsi elettrici, che, a loro volta, saranno poi convertiti in dati digitali.
Avvicinandoci parecchio alla realtà delle cose, possiamo dire che ad
ogni singolo fotodiodo corrisponde un singolo punto luminoso, detto "Pixel",
della immagine, tanto che, per comodità, sono detti pixel anche i fotodiodi
del sensore (si parla, infatti, di sensori da 1,2,3 Megapixel o milioni di pixel,
etc).


Per avere un termine di paragone, si pensi che, per convenzione, si assume
che un tradizionale negativo fotografico contenga circa 6 milioni di punti,
che non sono detti pixel, ma che corrispondono ai pixel delle immagini digitali.
In realtà, il numero dei fotodiodi è di poco superiore a quello
dei pixel che si possono visualizzare nella immagine, in quanto alcuni di questi
elementi esplicano altre funzioni, ma, in linea di massima, l'equazione: tanti
fotodiodi, uguale tanti pixel, è sufficientemente corretta, per cui non
sbagliamo se diciamo che, più elevato è il numero di fotodiodi
del sensore, e maggiore sarà la risoluzione ottica della immagine.


Quindi: più grande è il sensore, più fotodiodi vi sono
contenuti, più elevata è la risoluzione ottica della immagine,
ma, ahinoi, più costosa è la macchina.





Ottica o interpolata?

Abbiamo introdotto, così, un nuovo concetto: la "Risoluzione
ottica di una immagine", che possiamo definire come il grado di "ricchezza
di particolari" (espresso in "numero di pixel"), con cui una
immagine viene "acquisita", e che è una caratteristica intrinseca
della immagine, che può essere impostata, prima ancora di scattare la
nostra foto. Cioè, in tutte le fotocamere digitali è possibile
scegliere a priori, e foto per foto, il numero di pixel da cui sarà formata
l'immagine. Tanto più elevato è questo numero, e tanto più
"ricca di dettagli", e, pertanto di migliore qualità, sarà
la nostra immagine; ma dalla risoluzione, dipendono, poi, anche, le dimensioni
con cui potrà essere visualizzata sul monitor o stampata, in modo soddisfacente,
la nostra foto.




Un esempio chiarirà meglio questi concetti. Supponiamo di avere una immagine
con una risoluzione di 800 x 600 pixel (il primo valore si riferisce ai pixel
in orizzontale, mentre il secondo, ai pixel in verticale); l'immagine, pertanto,
sarà formata da un totale di 480.000 pixel; se la visualizziamo sul monitor,
poiché i monitor, solitamente, sono in grado di visualizzare 72 punti
per pollice quadrato (si dice che hanno un DPI - Dots Per Inch - di 72), (un
pollice quadrato equivale ad un quadrato con un lato di 2.54 cm), questa immagine
avrà dimensioni di 28.2 x 21.15 cm, e, pertanto, occuperà tutto
lo schermo di un monitor da 17 pollici. Infatti 800 (i pixel della immagine):72
(il DPI del monitor) = 11.11 pollici x 2.54 cm (a tanti cm corrisponde 1 pollice)
= 28.22 cm; 600:72 = 8.33 pollici x 2.54 cm = 21.16 cm.


Se, invece, proviamo a stamparla, ed impostiamo la nostra stampante su un DPI
di 300 x 300, comunemente ritenuto adeguato per garantire una qualità
fotografica accettabile, (in gergo digitale si parla di "Risoluzione di
stampa alta"), otterremo una foto di 6.77 x 5,08 cm, lontana, quindi, come
dimensioni, dal formato fotografico standard cui siamo abituati, e cioè,
il 10 x 15 cm.




Infatti: 800 (i pixel della immagine) : 300 (il DPI che abbiamo impostato nella
stampante) x 2.54 cm = 6, 77 cm e 600 (i pixel della immagine) : 300 (il DPI
che abbiamo impostato nella stampante) x 2.54 cm = 5.08 cm.




Sacrificando la qualità, e stampando, per esempio, a 200 x 200 DPI ("Risoluzione
di stampa medio-alta"), otterremo una immagine di 10 x 7.5 cm circa. In
ogni caso, è meglio non scendere sotto i 150 x 150 DPI ("Risoluzione
di stampa medio-bassa"), anche se l'occhio umano non è in grado
di distinguere i singoli punti di una immagine quando sono più di 100
per pollice, ad una normale distanza di visione di 25 -30 cm. Ma se ci avviciniamo
di più, o se usiamo una lente di ingrandimento, si, e l'immagine apparirà
sgranata!


Facendo i dovuti calcoli, quindi, se vogliamo stampare nel formato tradizionale
(10 x 15 cm) una foto di qualità accettabile (Ripeto, 300 DPI, risoluzione
di stampa alta), abbiamo bisogno di una risoluzione di 1181 x 1772 pixel, che
ci dà una foto di 2.092.732 pizel; se, invece, ci contentiamo di una
risoluzione di stampa medio-alta (200 DPI), abbiamo bisogno di una risoluzione
di 787 x 1781, che ci dà una foto di 1.401.647

Il conto è presto fatto: 10 (cm) : 2.54 (Pollici) x 300 (Valore di DPI)
= 1181, e, 15 (cm) : 2.54 (Pollici) x 300 (Valore di DPI) = 1772. Seguendo questo
esempio, chiunque può costruirsi delle tabelle per determinarsi, in base
alla risoluzione di stampa, ed alle dimensioni della stessa, di quanti pixel
ha bisogno.




Tornando al ns esempio precedente, se il nostro sensore CCD ha 2.100.000 fotodiodi,
non vi è alcun problema (ma parliamo già di macchine con un costo
superiore, di solito, a 1.500.000 lire), ma non vi sono grossi problemi, a patto
di rinunciare un po' alla qualità, anche se la nostra fotocamera ha solo,
per esempio, 1500 x 1200 pixel CCD (quindi, 1.800.000 pixel). (Da notare che,
in tutti questi nostri esempi, parliamo di qualità "accettabile"
della foto, lontana dalla qualità cui siamo abituati con le fotocamere
tradizionali!).




Tutte le fotocamere digitali moderne, infatti, dispongono di un software che
permette di aumentare artificiosamente la risoluzione di una immagine, aggiungendo,
tramite complessi calcoli matematici, un numero più o meno elevato di
pixel, a discapito, ovviamente della qualità della foto, che apparirà
più o meno "sgranata", in quanto questi pixel aggiunti, di
fatto, non corrispondono a punti presenti realmente nella immagine originale.




Abbiamo introdotto, così, il concetto di "Risoluzione Interpolata"
o "Risoluzione Massima", di una fotocamera digitale, sempre maggiore,
pertanto, della "Risoluzione Ottica", e sulla quale, spesso e volutamente,
le case produttrici di fotocamere digitali, e rivenditori compiacenti, fanno
poca chiarezza, spacciando per 2.5 megapixel, per esempio, macchine con sensore
da 2 o 1.8 megapixel. E' segno di serietà indicare separatamente il numero
di sensori CCD, la risoluzione ottica, e la risoluzione massima.




La conclusione di tutto ciò è ovvia: andare a verificare, in vista
di un acquisto (ma non è sempre facile), quale è la "Risoluzione
Ottica" della macchina, cui è direttamente proporzionale la qualità
effettiva della immagine. Pur nondimeno, anche una elevata "Risoluzione
Massima" può essere presa in considerazione, specie se intendiamo
stampare ingrandimenti delle nostre foto, senza badare troppo alla qualità.


Da tutto quanto detto, ne consegue un importante risvolto pratico. Prima di
un acquisto, è bene valutare attentamente quello che si intende fare
delle proprie foto digitali.




Se l'intenzione è prevalentemente quella di limitarsi a guardarle sul
pc, o metterle su Internet, allora può essere sufficiente una fotocamera
con un sensore CCD da 1 - 1.5 milioni di pixel; se, invece, ci piacerebbe stamparle,
dovremo rivolgere la nostra attenzione a fotocamere con sensore CCD dai 2 milioni
di pixel in su, a seconda di quanto siamo disposti a spendere.





Gli obiettivi

Un altro elemento molto importante nel determinare la qualità delle
nostre foto, ed anche esso, pertanto, in grado di influire pesantemente sul
costo dell'apparecchio, è dato dal tipo di ottica montata.




Da questo punto di vista, non ci sono grosse differenze con le fotocamere compatte
tradizionali Abbiamo, pertanto, fotocamere con fuoco fisso (cioè, con
un obiettivo di lunghezza focale costante, che ci costringe ad avvicinarci o
ad allontanarci dal soggetto, se vogliamo, rispettivamente, ingrandirlo o rimpicciolirlo),
e sono le più economiche, e fotocamere con zoom ottico, con estensione
della focale dal grandangolo (28-35 mm), al medio-tele (135-300 mm), che ci
permettono di ingrandire o rimpicciolire il soggetto a nostro piacimento, senza
bisogno di spostarci dalla nostra posizione, ma semplicemente agendo sull'obiettivo,
e sono le più costose.




Quasi tutte, sono, poi Autofocus, nel senso che sono in grado di mettere automaticamente
a fuoco il soggetto, ciò che è particolarmente utile per riprendere
soggetti in movimento, e con ottica non intercambiabile; la possibilità
di cambiare obiettivo, infatti, è riservata alle fotocamere professionali.




Non ci soffermeremo su termini come lunghezza focale di un obiettivo, grandangolo,
teleobiettivo, autofocus, sensibilità ISO (si, c'è anche questa,
nelle fotocamere più sofisticate, anche se, più correttamente,
si dovrebbe parlare di "ISO Equivalenza", dato che la sensibilità
ISO è una caratteristica intrinseca della classica pellicola fotografica,
e, appunto, nelle fotocamere digitali, come visto, non vi è uso di pellicole.
Semplificando al massimo la possiamo definire come la "sensibilità
alla luce" del sensore CCD, ed è un indice della qualità
del sensore stesso, tenendo presente che una sensibilità ISO non modificabile
dall'utente è tipica delle fotocamere più economiche, ed è
pari a 100 ISO, mentre nelle fotocamere più costose, il valore ISO può
essere modificato, e va da un minimo di 100 ad un massimo di 400, per raggiungere
i 1.600 ISO nelle fotocamere professionali), tempi di otturazione, aperture
minime dei diaframmi, profondità di campo, perché ci condurrebbe
troppo in là, ed esulerebbe dallo scopo di questa nostra chiacchierata;
ma chi fosse interessato al significato di questi termini, che sono condivisi
dalla fotografia classica, e che, comunque, ogni appassionato di fotografia,
digitale o tradizionale, conosce, può benissimo rivolgersi ad uno qualsiasi
della miriade di libri sulla fotografia. Se invece, vi interessa solo scattare
le foto, e basta, potete anche fare a meno di conoscere il significato dei termini
succitati. Comunque, nel glossario, verrà riportata una spiegazione molto
semplice di questi termini.




Ci preme, qui, a proposito degli obiettivi, sottolineare, ancora, due aspetti:


1) Molte fotocamere dispongono, anche, o solo, di uno Zoom Digitale, che opera
interpolando, con complesse operazioni matematiche, i dati mancanti, ed offrendo,
pertanto, risultati inferiori a quelli dello Zoom Ottico. In pratica, lo zoom
digitale, di solito, si limita ad ingrandire l'immagine, senza aggiungere una
maggiore quantità di dettagli, ma, anzi, sgranandola. Praticamente, se
mediante uno zoom digitale di 2.5 x acquisiamo una immagine a 1600 x 1200 pixel,
la nostra foto avrà una ricchezza di dettagli simile a quella di una
foto scattata ad una risoluzione ottica di 640 x 480 pixel, con una riproduzione
ottimale, in fase di stampa, solo nel formato 5.4 x 4 cm ! Quindi, anche in
questo caso, quando vi si parla di Zoom, chiedere sempre se si tratta di Zoom
ottico, o di Zoom digitale, perché, come avrete capito, anche qui ci
può essere l'equivoco.


2) Quando si parla di lunghezza focale degli obiettivi delle fotocamere digitali,
questa viene sempre riferita al formato fotografico tradizionale, quello delle
35 mm. Questo perché, mentre nelle macchine fotografiche tradizionali
l'area su cui si forma l'immagine è sempre di 24 x 36 mm (queste, infatti,
sono le dimensioni standard dei singoli fotogrammi dei rollini fotografici),
nelle fotocamere digitali, le dimensioni del sensore CCD sono sempre più
piccole rispetto a quelle della normale pellicola, per cui, per ottenere lo
stesso angolo di visuale di una macchina fotografica tradizionale, anche la
lunghezza focale dell'obiettivo dovrà essere inferiore in misura proporzionale.
In pratica, se il sensore CCD ha una superficie che è 1/3 di quella della
pellicola fotografica, e cioè, 8 x 12 mm, anche l'obiettivo standard
avrà una lunghezza focale pari ad 1/3 di 50 mm e cioè, di 17 mm,
che, nella fotografia tradizionale corrisponde, invece, alla lunghezza focale
di un buon grand'angolare. (50 mm è l'obiettivo considerato standard
nella fotografia tradizionale, perchè è quello la cui lunghezza
focale si avvicina alla diagonale del fotogramma. In realtà, nel formato
135, la diagonale del fotogramma 24 x 36 è di 43 mm, ma l'obiettivo considerato
standard ha una lunghezza focale, appunto, di 50 mm, perché il suo angolo
di campo, e cioè, la parte di spazio che riesce a ritrarre, che è
di circa 45°, è praticamente uguale a quella dell'occhio umano, ed
il tipo di immagine che esso forma è, pertanto, molto simile a come noi
vediamo la realtà).

Inoltre, le diverse fotomacchine digitali, hanno sensori CCD di dimensioni diverse,
per cui sarebbe impossibile paragonare tra di loro obiettivi di marche e modelli
diversi.


Equiparando la lunghezza focale degli obiettivi di queste macchine a quella
delle 35 mm, si evita, pertanto, confusione, e si può capire, così,
immediatamente, di che tipo di obiettivo si tratta: standard (50 mm), grandangolare
medio (35 mm), grandangolare vero (28 e 24 mm), grandangolare spinto (da 21
mm in giù), lungo fuoco o telino (da 80 a 120 mm), medio tele (da 135
a 300 mm), teleobiettivo (dai 300 mm in su).





Questione di memoria

Un altro elemento da non sottovalutare nella scelta di una fotocamera digitale,
e che incide anche esso, non poco, sul costo finale, è la "Scheda
di memoria", o "memory card" capace di condizionare l'uso che
facciamo della fotocamera, nel senso che da essa dipende il numero di foto che
è possibile scattare senza doverla "scaricare" sul pc, o cambiarla.




Si tratta del corrispettivo digitale del tradizionale rullino fotografico. In
essa, infatti si registrano le immagini, è estraibile (tranne che in
alcuni dei modelli più economici) e ve ne sono, fondamentalmente, di
due tipi: le Compact Flash (più diffuse, più affidabili, ma più
costose, che possono arrivare a contenere, nel tipo II, a tutt'oggi, anche 512
MB di immagini), e le Smart Media (più sottili, appena 0.5 mm, più
delicate, meno costose, ma anche meno capienti; oggi, fino ad un massimo di
128 Mb). Le fotocamere Sony hanno un altro tipo di scheda, detto Memory Stick,
molto sottile, molto piccola, ma, anche poco capiente, che può essere
utilizzata anche nei lettori MP3.


Ci sono, poi, anche i dischi Click della Iomega, a costi di solito inferiori
rispetto a quelli delle schede "originali"; l'ID Photo, un dischetto
ottico-magnetico che può arrivare a contenere fino a 700 Mb di foto,
ma che, pur essendo stato messo a punto da un consorzio di colossi informatici
(Hitachi, Olympus, Sanyo), è pochissimo diffuso; le Multimedia Card,
usate anche per i cellulari, ed infine, i dischi Microdrive della IBM, oggi
arrivati alla capienza di ben 1 GB, piuttosto costosi (più di 1 milione
di lire), ma capaci di memorizzare, come intuibile, una grandissima quantità
di foto: quasi 800 ad una risoluzione di 1280x 1024 pixel!


Recentemente, Sony, ha avuto una idea tanto semplice, quanto geniale, che sicuramente
verrà ripresa da altri costruttori. Invece di usare le suddette schede
di memoria, in genere poco capienti, e, soprattutto costose (diverse centinaia
di migliaia di lire), utilizzare dei mini CD (8 cm di diametro), ovviamente
riscrivibili, che possono contenere quasi 200 MB di immagini, e che costano
poche migliaia di lire. La strada è aperta, e sicuramente ne vedremo
delle belle!


In linea di massima, la capacità di tutti i tipi di memory card sta
crescendo, parallelamente alla riduzione dei costi. Dalla scheda, l'immagine
verrà poi scaricata sul disco fisso del pc, e sarà pronta per
altre immagini. La maggior parte delle fotocamere oggi in commercio, dispone
di schede, Smart, o Compact, da 8 - 16 MB, capaci di contenere da 2 a 6 foto
scattate alla massima risoluzione; decisamente troppo poche, e tali da costringerci,
quasi inevitabilmente, ad acquistare almeno un'altra scheda a parte





Che porte hai?

Un altro elemento della fotocamera da non sottovalutare è il tipo
di collegamento al pc, che, col crescere continuo delle risoluzioni, e, quindi,
delle dimensioni, in termini di Kb, delle immagini digitali, è diventato
un elemento sempre più importante da tenere presente. Le classiche porte,
seriale e parallela, con la loro velocità di trasferimento dati, di rispettivamente,
15 e 115 Kb/secondo, oggi possono andare bene solo per gli apparecchi che riproducono
immagini a bassa risoluzione, ed infatti, quasi tutte le macchine più
moderne, e quelle in grado di raggiungere valori anche solo medi di risoluzione,
possiedono anche, o solo, la porta USB, molto più veloce (può
trasferire fino a 12 M di dati per secondo), e molto più pratica, dato
che le periferiche USB possono essere collegate e scollegate "a caldo",
e cioè, senza dovere spegnere e riaccendere il pc.


L'ideale sarebbe disporre di una interfaccia IEEE 1394 (o firewire), velocissima,
capace di trasferire fino a 400 Mb di dati al secondo, ma ancora piuttosto costosa,
tanto da trovarla solo in fotocamere professionali e semiprofessionali dal costo
piuttosto elevato. Recentemente sono state immesse sul mercato stampanti che
dispongono di un lettore di memory card, che ci permette di stampare direttamente
le ns foto, senza bisogno del pc (ma in questo caso non possiamo rielaborarle,
e poi, di solito, stampante e macchina fotografica devono essere della stessa
marca), e fotocamere che utilizzano la porta a raggi infrarossi (IrDA), sia
per scaricare la memory card sul disco fisso del pc, sia per comunicare direttamente
con la stampante (anche in questo caso, di solito, della stessa marca della
fotocamera). Va anche detto, per chi vuole evitare l'uso di cavi, che esistono
in commercio diversi lettori di schede di memoria, che si applicano al pc, e
nei quali vanno inserite le memory card una volta tolte dalla fotocamera; soluzione,
questa, ideale, per esempio, per chi possedesse una fotocamera non proprio modernissima,
con la sola porta seriale, ma un pc con porte USB, dato che questi lettori si
inseriscono in una porta USB del pc.


Come ti alimenti?

Le fotocamere digitali, così come quelle tradizionali, si alimentano
con pile, che possono essere ricaricabili, o usa e getta. Quelle ricaricabili,
possono essere:



  • agli ioni di litio, che garantiscono maggiore autonomia, elevata velocità
    di ricarica, e che, infatti, si trovano nelle fotocamere più costose



  • del tipo Ni-MH (Nichel ed idruri metallici), che sono lente nella ricarica,
    ed hanno un moderato "effetto memoria"

  • Al Ni-Cd (Nichel-Cadmio), che si ricaricano velocemente, che sono le meno
    costose, ma ancora piuttosto ingombranti, e con uno spiccato "effetto
    memoria", nel senso che riducono progressivamente le loro prestazioni
    se vengono ricaricate prima di essere del tutto scariche.


Come si vede, sono le stesse pile ricaricabili che si trovano nei cellulari.

In alcuni modelli, invece, si usano normali pile stilo, usa e getta, ma sono,
in genere, le fotocamere più economiche. La soluzione ottimale, sarebbe
quella di potere montare sia le ricaricabili, sia le usa e getta, ma, purtroppo,
non sono molte le fotocamere in commercio con questa caratteristica, che rappresenta
il massimo della flessibilità. In ogni caso, è bene tenere presente
la grande quantità di energia che queste fotocamere consumano, specie
se si fa un uso frequente del display a cristalli liquidi , per cui il rischio
di restare senza alimentazione sul più bello, è reale, tanto da
consigliare l'acquisto separato di una batteria di scorta, sempre carica. Questo
problema non esiste se si opera in interni, dato che quasi tutte le fotocamere
possono essere alimentate direttamente dalla rete di casa





Ti scelgo il corredo

Funzione video: molte fotocamere digitali sono dotate di una uscita
di tipo video, che ci permette di collegarle ad un normale video registratore,
o ad un normale televisore, con la possibilità, quindi, di scaricare
le immagini su normali videocassette;


Bilanciamento del bianco, automatico o manuale: quando si fotografa
in interni, con le luci artificiali, o in esterni, in particolari condizioni
di illuminazione naturale, le foto assumono delle fastidiose dominanti di colori,
che possono essere eliminate, restituendo alla foto i suoi colori originali,
con questa funzione, che, se regolata manualmente, è più efficace.


Schermo a colori a cristalli liquidi (LCD), detto anche visore, o monitor,
o display: di dimensioni variabili (la diagonale è compresa, di solito,
tra 1.6 e 2.2 pollici), e posto, solitamente, sul retro della macchina, non
ha un corrispettivo nelle fotocamere tradizionali. Può fungere anche
da mirino, per controllare la inquadratura, può servire per visualizzare
i menu di controllo dei vari automatismi della macchina, ma la sua funzione
più interessante è quella di permetterci di vedere subito le foto
appena scattate, in modo da eventualmente eliminare quelle che non ci piacciono,
e liberare così spazio prezioso dalla scheda di memoria. Tuttavia, il
pannello LCD consuma parecchio le batterie, e di questo bisogna tenere conto,
specie se non si dispone di batterie di riserva, e non è facilmente visibile
in condizioni di forte luminosità, per cui sono preferibili le macchine
con display e mirino ben distinti rispetto a quelle con il solo display, anche
perché, disponendo di entrambi, si può utilizzare il mirino per
fotografare soggetti lontani, ed il display per soggetti molto vicini, laddove
il mirino ottico risente dell'errore di parallasse (quel classico inconveniente
delle fotocamere tradizionali compatte, cioè, non reflex, per cui, specie
nelle foto ravvicinate, si vede una cosa e se ne fotografa un'altra). Il display,
infatti, permette di trasformare la nostra macchina in una reflex, dato che
su di esso appare proprio ciò che inquadra l'obiettivo, come nelle classiche
reflex;


Compressione delle immagini: con questa funzione, è possibile
scegliere, ancora prima di scattare la foto, il grado di compressione della
immagine, di solito effettuata nel formato .JPEG, e dalla quale dipende la qualità
della immagine. Infatti, più si comprimono le immagini, più dettagli
si perdono, specie a forti ingrandimenti, ma, per contro, si ottengono dei file
meno voluminosi. Le foto, infatti, se non compresse, occupano grandi quantità
di memoria; basti pensare che una foto non compressa, con una risoluzione di
640 x 480 pixel, e con una profondità di colore di 24 bit, corrispondente
a 16 milioni di colori, occupa quasi 1 MB di memoria (infatti: 640 x 480 x 24
= 7.372.800 bit = 921,600 Kb). In pratica, l'utente, in questo modo, in base
alla quantità di spazio libero nella scheda memoria, in base al numero
di foto che decide di scattare nella stessa seduta, in base all'uso che intende
fare delle foto, può decidere se privilegiare la qualità delle
immagini, usando un basso rapporto di compressione, ed avendo, per contro, dei
file piuttosto ingombranti, o la quantità delle immagini, usando un alto
rapporto di compressione, ed ottenendo, pertanto, delle foto di qualità
inferiore, ma anche di un minore ingombro in termini di Kb.


Minore o maggiore numero di automatismi: tutte le fotocamere dispongono
di un certo numero di impostazioni automatizzate: per il Ritratto, per i Paesaggi,
per la ripresa di avvenimenti sportivi, per la ripresa notturna, ecc. Alcuni
modelli hanno uno " Stabilizzatore di immagini", utile affinché
le foto non vengano "mosse", specie se si usa una focale lunga; altri,
possiedono, la "funzione Unione Guidata", detta anche Panorama, che
permette di unire diverse foto insieme, in modo da ottenere una sola immagine
panoramica (strettamente legata a questa funzione è l'idea di Epson di
commercializzare una carta fotografica la cui larghezza massima è quella
standard del formato A4, mentre la lunghezza è il doppio del formato
A4, e cioè, quasi 60 cm. In questo modo potremo stampare delle foto panoramiche
tipo poster). Contrariamente a quanto si possa pensare, solo le fotocamere più
economiche dispongono solamente di un automatismo totale nella scelta della
corretta esposizione della foto, nel senso che non lasciano, all'operatore,
alcuna possibilità di scegliere né i tempi di esposizione, né
l'apertura del diaframma. Infatti, sono solo le fotocamere più costose
che permettono queste scelte, dando la possibilità, all'operatore, di
liberare la propria creatività, privilegiando, a seconda del risultato
finale che si vuole ottenere, il grado di apertura del diaframma (priorità
di diaframmi), o il tempo di esposizione (priorità di tempi),o, infine,
lasciando fare tutto alla macchina. Proprio come nelle migliori reflex tradizionali!
Solo le professionali, infine, permettono una fotografia digitale completamente
manuale, nel senso che lasciano all'operatore il piacere di scegliere l'accoppiata
apertura di diaframma-tempo di esposizione che più gli aggrada. Purtroppo,
in quasi tutti i modelli, queste impostazioni possono essere fatte solo dal
monitor LCD, ciò che porta ad un fastidioso consumo delle batterie; sono
molto poche, infatti, le fotocamere digitali che hanno sul corpo macchina i
comandi necessari per regolare le suddette impostazioni.


Possibilità, o meno, di montare un flash esterno, dato che quello
incorporato nella fotocamera, ha, di solito, una bassa potenza luminosa, che
si spinge fino a 3 massimo 4 metri di distanza.

Funzione Macro, per fotografare a brevissima distanza (pochi cm);

Registrare messaggi vocali, da associare alle foto;

Registrare brevi filmati;





Lo scatto continuo, cioè, la possibilità di scattare più
fotogrammi al secondo, utile per riprendere soggetti in movimento. Il numero
di scatti che è possibile effettuare dipende, ovviamente, dal modello
di fotocamera, e dalla risoluzione scelta (più è elevata, e minore
sarà il numero di fotogrammi al secondo che si possono scattare).


Un numero più o meno elevato di accessori: Il mirino a correzione
diottrica, per chi ha problemi di vista; la possibilità di scattare foto
a distanza mediante telecomando; la possibilità di ruotare l'obiettivo
o lo schermo LCD; la possibilità di montare filtri sull'obiettivo, per
ottenere effetti particolari, la possibilità di utilizzare delle custodie
impermeabili, che trasformano la macchina in una subacquea, ecc.


Infine, tutte le fotocamere digitali dispongono, a corredo, di un software,
più o meno sofisticato, di fotoritocco, che ci permette sia di migliorare
la qualità della immagine, sia di elaborarla secondo il nostro gusto
personale. Di solito si tratta di Adobe Photoshop (probabilmente, il migliore,
ma, anche, il più costoso ed il più difficile da utilizzare),
o Paint Shop Pro, o Photodeluxe, o Ulead Photoexpress


Conclusioni

Per concludere, le fotocamere digitali compatte sono dei veri gioielli della
tecnologia, in grado di regalare grandi soddisfazioni a tutti, anche a chi ha
poca pratica con la fotografia; hanno un costo variabile dalle 500.000 lire
ai 3 milioni e passa, si rivolgono ad un pubblico vastissimo ed eterogeneo,
che va dal dilettante al semi-professionista, ed il loro mercato è in
continua crescita, a tutto vantaggio del consumatore, che può disporre
di modelli sempre nuovi, e con un numero sempre crescente di funzioni e/o di
accessori.


Anzi, sembra proprio, ultimamente, che la battaglia tra le case costruttrici
si stia spostando dal numero di pixel del sensore CCD, al numero di funzioni
ed accessori a disposizione dell'utente. Va da sé che, per ottenere i
migliori risultati, queste fotocamere vanno sempre associate all'uso di stampanti
specializzate nella stampa fotografica, ed a supporti cartacei adeguati.


Fornito da Zane



posted by Ellis Bosisio @ 10:42 PM  
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