Quali sono gli attrezzi di un pirata satellitare?
Uno dei motivi per cui la pirateria satellitare si è dilagata in fretta è il fatto che tutto il Kit, necessario per clonare le schede (per D+ o Stream), è semplice ed economico. Infatti basta avere conoscenze elettroniche ed informatiche basilari per costruirsi tutto il necessario. Si comincia dall’apparecchio composto da componenti elettronici basilari (come per esempio diodi, resistenze, chip) reperibili in qualsiasi negozio di elettronica, anche se, lo dobbiamo dire, costruire la basetta con le piste di rame da collegare ai vari componenti sembra essere più difficile. E allora? Allora il pirata compra la basetta già pronta da montare in qualsiasi negozio che vende questo tipo di accessorio.
In secondo luogo il pirata ha bisogno del programmatore per i microchip (PIC ed EEPROM). Questi ultimi sono chip molto comuni, spesso usati per scopi non illeciti, tant’è vero che è possibile trovarli con molta facilità nei negozi di elettronica. Il chip PIC è di 18 pin mentre il chip EEPROM è di 8 pin.
Il programmatore (spesso chiamato Ludipipo) ha la funzione di inserire, dentro i microchip, i dati necessari per far funzionare le schede falsificate. Infatti nel PIC inserirà il programma vero e proprio che emula il funzionamento della scheda originale, mentre nell’altro chip (EEPROM) andrà a memorizzare le chiavi di decrittazione dei canali satellitari. Sempre nel programmatore (o Ludipipo) dovrà essere presente una porta seriale per poter collegare questo apparecchio al personal computer. Tutto ad un costo di circa £ 80.000.
Oltre al programmatore e alla scheda da falsificare, il pirata si attrezza anche di un software (spesso gratuito) capace di far dialogare il programmatore con il computer. Di questi software internet è strapiena, quindi è possibile scaricarlo con molta facilità (ci sono versioni DOS ed anche Windows).
Per finire il pirata satellitare si procura (sempre su internet) i file contenenti le chiavi di decrittazione e li inserisce sui microchip, appunto, con l’attrezzatura di cui sopra.
I sistemi di protezione dei gestori delle Pay-Tv (per intenderci Stream e D+) si sono dimostrati (specie negli ultimi tempi) poco sicuri, infatti il sistema utilizzato è basato su Smartcard, cioè schede (come quelle dei telefonini GSM) che memorizzano svariati dati: quelli del cliente, tipo di abbonamento, quindi quali canali è abilitato a vedere, ecc..
In Italia la diffusione delle schede false si è enormemente ingrandita e mi chiedo (vista l’espansione) se i gestori delle Pay-Tv hanno commesso degli errori. Sicuramente, a mio avviso, un errore è stato commesso: quello di utilizzare un sistema di codifica presente sul mercato da diversi anni, come per esempio la tecnologia SECA che Canal+ (francese) già utilizzava da molto tempo e che era stato “bucato� dai pirati satellitari, quindi il gestore D+ italiano era già a conoscenza dei rischi che comportava l’utilizzo di questo tipo di codifica.
Stessa cosa per Stream che inizialmente utilizzava un sistema di codifica IRDETO e che, rivelatosi anch’esso poco sicuro, ricorse subito ad una nuova codifica con il nome NDS, che sembra resistere di più agli attacchi dei pirati. Comunque c’è anche da dire che gli esperti di tutto il mondo riguardo alla sicurezza concordano nel fatto che un sistema sicuro “in assoluto� non esiste, però è anche vero che sistema più robusto rispetto a quello utilizzato fino adesso c’è, solo che in questo caso l’utilizzo di un sistema di questo tipo fa nascere un altro problema: i costi.
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